Decreto 231: nuove fattispecie penali sulle attività di import-export
La circolare esamina le nuove fattispecie penali introdotte dal d.lgs. 211/2025 in materia di import-export, con particolare riferimento alla violazione delle misure restrittive UE e ai beni dual use.
Le novità comportano rilevanti responsabilità penali anche per le imprese ai sensi del d.lgs. 231/2001. Si evidenzia pertanto la necessità di adeguati presidi di controllo, modelli organizzativi aggiornati e programmi di export control.
Decreto legislativo 211/2025 – gli impatti sul decreto legislativo 231/2001
Il d.lgs. 211/2025 recepisce la direttiva UE 2024/1226, introducendo nuove ipotesi di reato per le aziende che acquistano o vendono in Paesi extra-UE.
La violazione delle misure restrittive imposte dall’Unione europea era già punita dalla sanzione prevista dall’art. 20 del d.lgs. 221/2017, che prevede la pena della reclusione dai 2 ai 6 anni.
Con il nuovo decreto, il legislatore ha introdotto un nuovo capo all’interno del codice penale, dedicato ai “Delitti contro la politica estera e la sicurezza comune dell’Unione europea”.
Tra le principali novità si segnala che gli importatori e gli esportatori che non rispettano i divieti possono ora incorrere in una sanzione penale di cui potrà essere ritenuta responsabile anche l’azienda.
Le nuove misure rientrano, infatti, tra i reati presupposti del d.lgs. 231/2001, rendendo indispensabile un aggiornamento dei modelli organizzativi e di gestione.
Soltanto attraverso un attento risk assesment e procedure chiare volte a evitare ogni possibile errore, è possibile escludere la responsabilità dell’azienda.
Per approfondimenti sulle novità in materia fiscale e agevolata si invitano i clienti a leggere la circolare dello studio.